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Palazzo

LA FACCIATA
Il disegno della facciata del Palazzo, che risvolta con identiche soluzioni decorative sul fronte che prospetta su piazza S. Antonino, rivela una cifra stilistica squisitamente rocaille.

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Fig. 1 Facciata del palazzo su via Giordani.

L’andamento morbidamente mistilineo del portale, del soprastante balconcino e delle cornici delle finestre al piano terreno, si arricchisce, al piano nobile, di cartouches e di mascheroni.

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Fig. 2 Il balcone in via Giordani sopra il portone di ingresso principale.

Particolarmente raffinati si rivelano inoltre il disegno dei ferri battuti dei balconcini del terzo ordine, che posano su morbide e arricciate volute, e quello delle cornici delle finestre che al disegno arcuato dell’ordine nobile, sostituiscono un andamento sagomato composto da una duplice membratura, contenenti conchiglie e piccole maschere.

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Figg. 3 e 4 Balconcini del terzo ordine con cornici delle finestre

IL CANCELLO, I CORTILI, IL LOGGIATO
Il Palazzo è dotato di tre cortili: uno centrale d'onore, compreso tra l'ampio atrio ed i corpi di fabbrica che determinano lo schema ad U del palazzo, un secondo riservato ai servizi sulla destra, un terzo, infine, sulla sinistra dell'atrio, serve ad illuminare i vani di due scale e parte degli ambienti dell’ultima ala costruita.
Il grande atrio con porticato a pilastri è chiuso da un prezioso cancello in ferro battuto a forma di sole raggiato.

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Figg.5 e 6 Il cancello all'ingresso del cortile principale e un particolare dello stemma centrale.

Lo scenografico loggiato separa un grande giardino dal cortile principale.

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Fig.7 Il Loggiato.

Il loggiato riveste una significativa importanza quale “parte” del complesso residenziale, essendo dotato di un sovrastante camminamento che lo collega ad alcuni appartamenti del piano nobile, e costituisce un prezioso elemento architettonico anche per la sua forma non consueta, aperta su entrambi i lati mediante archi separati da colonne verso il cortile principale e da pilastri verso il giardino.
La forma planimetrica e volumetrica del porticato è unitaria, definita da uno spazio rettangolare suddiviso internamente in cinque campate uguali, coperte da volta a crociera e separate verso il cortile da colonne che reggono archi a tutto sesto.
Nello schema compositivo del Palazzo, l’imponente atrio a pilastri e la loggia con camminamento pensile, vera e propria struttura di diaframma fra il cortile d’onore ed il giardino, rappresentano gli elementi strutturali qualitativamente emergenti e più significativi.

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Fig.8 Il porticato dell’Atrio.

A Cariparma va il merito di avere contribuito finanziariamente al restauro pittorico del porticato di ingresso.

Se l’atrio a tre navate rimanda a modelli romani di età rinascimentale e barocca (da palazzo Farnese a Palazzo Barberini) e a soluzioni tipologiche messe a punto nella Modena estense da Bartolomeo Avanzini (cfr. Palazzo Ducale), la presenza del camminamento pensile su una struttura traforata che conferisce all’architettura una valenza fortemente scenografica, suggerisce echi della cultura lombarda, del tutto innovativi in Piacenza, ove una soluzione affine si rinviene in Palazzo Giandemaria nella via Scalabrini.
Anche l’impianto planivolumetrico ad U non è consueto nella Piacenza tardobarocca, ove si diffonde per declarata influenza lombarda.

SCALONE D’ONORE E GALLERIA
Sul fianco sinistro del portico colonnato si accede allo scalone d’onore.

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Fig.9 Lo Scalone d’onore.

 

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Fig. 10 Affresco nella volta dello Scalone d’onore.

La scala a pozzo è di tipo “a collo”, appoggiandosi le rampe non solo ai piani di colpestìo intermedi, ma anche alle pareti della gabbia.
Il vano dello scalone occupa l’intera altezza del Palazzo.
La balaustra in granito rosa di Baveno, come i gradini, di forma seicentesca, presenta la caratteristica di portare i balaustrini ad una distanza maggiore rispetto alle consuetudini dell’epoca, in uno stile vicino a schemi più antichi.
Il sistema di copertura dello scalone d’onore, le volte della galleria e del salone d’onore, quest’ultimo di grandissime dimensioni, contribuiscono ad accrescere l’interesse e la valenza storico-architettonico-progettuale dell’intero Palazzo.

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Fig. 11 Stucchi e affreschi nel Salone d’onore.

A Unicredit va il merito di aver contribuito finanziariamente al restauro dello Scalone d’onore.

La galleria al piano nobile, spazio di percorrenza dallo scalone al salone e ad altri ambienti, ha un affaccio diretto sul cortile e sul giardino mediante tre grandi finestre.
Raffinati stucchi bianchi disegnano una “grafia” plastica sottile e leggera che scandisce, sottolineandoli, gli scomparti in cui la volta si suddivide, e crea, con delicato illusionismo, giochi prospettici che simulano minuscoli sfondati, evocando i celebri e più classici esempi di G.G.Giacomo Plantery e di Filippo Juvarra.

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Fig. 12 Particolare degli stucchi nello Scalone d’onore.

A differenza di molte altre residenze nobiliari della città, caratterizzate da facciate sobrie ed austere, Palazzo Anguissola di Cimafava esibisce una facies piuttosto preziosa nei dettagli disegnativi.
Altrettanto ricercati si presentano gli episodi pittorici del salone d’onore e di altre sale, alcuni dei quali connotati da soluzioni di squisita eleganza decorativa.
Lo storico Giorgio Fiori ha attribuito il primo lotto di fabbrica, con il fronte sull'attuale via Giordani, all'architetto scenografo Domenico Cervini (1689/1756), allievo di Ferdinando Galli Bibiena.
Tale attribuzione è stata dedotta per analogia stilistica con i palazzi Scotti di Castelbosco e Rota, per i quali l'intervento del Cervini è testimoniato dagli elenchi delle opere descritte dal capomastro Simone Buzini (1682/1750).

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